domenica 28 febbraio 2010

PIEMONTE: ATTENTI A VOTARE UDC, CON LA BRESSO C'E' PURE IL FAN DI FIDEL CASTRO

Massimo Introvigne su "Libero" del 28 febbraio 2009


«Noi siamo nani sulle spalle di giganti e uno di questi giganti è Fidel Castro. Qué viva Fidel! Qué viva Cuba! Hasta la victoria siempre!». Parole e musica del sito Internet della sezione Dolores Ibarruri dei Comunisti Italiani torinesi, partito di cui è segretario Vincenzo Chieppa, che di quel sito è collaboratore. La notizia è ufficiale: Chieppa fa parte del listino della candidata di centro-sinistra Mercedes Bresso. Dunque in Piemonte chi vota – per esempio – Udc vota anche per Fidel Castro. A meno di ricorrere al voto disgiunto, la croce sull’Udc è infatti una croce per la Bresso e per il suo listino. Il pacchetto si può comprare solo tutto insieme, Chieppa compreso.

L’Udc e la Bresso obiettano che con i comunisti l’accordo è meramente “tecnico” perché non avranno posti in giunta. Ma la legge elettorale regionale non distingue fra accordi tecnici e non, e della giunta si parla dopo le elezioni. È inutile illudersi: chi vota Udc vota il listino della Bresso, e chi vota quel listino vota Chieppa. Che su Castro non transige: in un ordine del giorno presentato alla Regione chiede che siano «respinti gli attacchi strumentali e la campagna diffamante contro Cuba» e che il Piemonte dichiari «che il governo cubano garantisce ai propri cittadini standard di vita (…) che spesso non sono garantiti neanche nei Paesi cosiddetti avanzati».

Il soccorso rosso di Chieppa non vale solo per Cuba. L’Occidente critica la Cina per le violazioni dei diritti umani? Si mobilita anche Chieppa, ma per denunciare «un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese». Quando poi sente parlare di Israele Chieppa non vede rosso solo perché il rosso a lui, comunque sia, piace sempre. Ma ancora il 20 gennaio 2010 conferma il suo impegno per il «boicottaggio dei prodotti israeliani». A proposito: anche gli amici di Israele che votano la lista Bonino-Pannella, che in Piemonte è con Bresso, o il Pd, mandano Chieppa e i suoi boicottaggi in Regione.

Forse proprio per lavarsi la coscienza rossa e laica dopo gli accordi che coinvolgono l’Udc Chieppa – mentre l’Italia protesta per la sentenza europea contro l’esposizione del crocifisso nelle nostre aule – dichiara che «sarebbe giusto che in tutti gli uffici pubblici non venissero esposti simboli religiosi».

Che razza di personaggio la Bresso abbia scelto per il suo listino emerge dal documento più allucinante del sito della sezione Ibarruri. Siamo nel 2008 e tutta l’Europa commossa ricorda dopo quarant’anni la primavera di Praga, i ragazzi schiacciati sotto i carri armati del Patto di Varsavia, il tragico rogo dello studente Jan Palach. Anche i comunisti italiani sventolano commossi le loro bandiere: quelle dell’Armata Rossa e di Breznev.

Si scopre così che ricordando nel 2008 i fatti del 1968, Chieppa e compagni sostenevano i «cinque Paesi socialisti fratelli (Urss, Polonia, Ungheria, Rdt e Bulgaria)» che «assolvendo il loro dovere internazionalista», decisero di «portare aiuto ai popoli della Cecoslovacchia nella loro lotta alla controrivoluzione, in difesa del socialismo, del progresso, della democrazia». L’invasione «impedì alla reazione interna ed internazionale di attuare il loro progetto criminale» e dimostrò «la solidità delle conquiste socialiste, la forza dell’internazionalismo proletario e la capacità di difesa dei comunisti».

Si comprende come perfino il sindaco di Torino Sergio Chiamparino abbia espresso alla Bresso il suo forte “disagio” nel votare un listino con Chieppa. Queste perplessità, ha detto il superiore di Chieppa, Oliviero Diliberto, «sono frutto di un anticomunismo». Quando sente parlare Chieppa perfino Chiamparino diventa anticomunista. Dal contagio dell’anticomunismo sembrerebbe invece immune l’Udc, che pur di far guadagnare il punticino portato da Chieppa alla Bresso chiede ai suoi elettori di votare per Fidel Castro, i carri armati di Breznev e il boicottaggio dei prodotti israeliani.

Sempre “tecnicamente”, beninteso. Hasta la victoria siempre!



venerdì 26 febbraio 2010

MICHELE COPPOLA - ELEZIONI REGIONALI 2010 - VIDEO REPORT

Le The Angels vi propongono la seconda serie di video report del loro candidato Michele COPPOLA - PDL


VENERDI' 26 FEBBRAIO INAUGURAZIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE CON MICHELE COPPOLA - IOAMARZOVOTO








Video report n. 8 - Blocco del traffico - E' così utile o è ipocrisia elettorale - 7 febbraio 2010



Video report n. 9 - 47 giorni al 28 marzo - 10 febbraio 2010




Video report n. 10 - michelecoppola.com attaccato - pirata o cretino inrormatico? - 13 febbraio 2010




Video report n. 11 - Opuscolo elettorale pagato da tutti noi e sanità piemontese -  17 febbraio 2010




Video report n. 12 - Bomba inesplosa e violenza anarchica NO TAV - basta!
20 febbraio 2010





mercoledì 24 febbraio 2010

ASSOCIAZIONE NO PROFIT "NUOVI ORIZZONTI" CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE








Questa che via abbiamo presentato è solamente la prima parte per farvi conoscere l'Associazione Nuovi Orizzonti e le sue iniziative.
Domani 25 febbraio pubblicheremo la seconda ed ultima parte.


martedì 23 febbraio 2010

MICHELE COPPOLA - ELEZIONI REGIONALI 2010 - VIDEO REPORT

Le The Angels vi propongono una prima serie di video report del loro candidato alle elezioni regionali del 2010 Michele COPPOLA - PDL



Video report n. 1 - Pallottola al Sindaco - 25 gennaio 2010




Video report n. 2 - Giorno della memoria - 27 gennaio 2010




Video report n. 3 - Meno di 60 giorni al 28 marzo - 28 gennaio 2010




Video report n. 4 - CSI Piemonte: serve un cambio di rotta - 30 gennaio 2010




Video report n. 5 - Armin Zoeggeler e la nostra pista di bob - 31 gennaio 2010



Video report n. 6 - Torniamo nelle edicole - 3 febbraio 2010





IVETTA BONO CON "UN LIBRO PER VOI": ITALIAN SHARIA


Questa la definizione che Wikipedia da' a Shari‘a arabo: شريعة, sharī‘a : un termine generico utilizzato nel senso di “legge” che indica due diverse dimensioni, una metafisica ed una pragmatica. 
Nel significato metafisico, la sharī’a, è la Legge di Dio e, in quanto tale, non può essere conosciuta dagli uomini. 
In questo senso, il fiqh, la scienza giurisprudenziale, rappresenta lo sforzo esercitato per individuare la Legge di Dio, e quindi la letteratura legale prodotta dai giuristi (faqīh, pl. fuqahā’) costituisce opera di fiqh, non di sharī’a. 
Fonti della legge islamica sono generalmente considerate il Corano, la Sunna (ovvero gli hadith del Profeta), il consenso dei dotti (ijmā') e l'analogia giuridica (qiyās), la sharī'a accetta solo le prime due fonti in quanto divinamente prodotte o ispirate. 
Secondo  gli  ‘ulamā’  la Shari‘a consentirebbe  la  pena di morte in  quattro casi: omicidio ingiusto di un musulmano, adulterio, bestemmia contro Allah (da parte di persone di qualunque fede) e  apostasia  (ridda) ciò nonostante viene invocata regolarmente per giustificare i casi di condanna a morte per omosessualità in stati come l'Iran, la Nigeria o l'Arabia Saudita.

"Italian Sharia" è l'ultimo libro di Paolo Grugni, pubblicato da Perdisa. Non ha nulla del polpettone romantico, del saggio socio-politico del divo... pardon, del giornalista televisivo di turno, o del giallo dell'autore famoso, eventualmente coadiuvato da qualche geniale studente universitario d'oltreoceano. E' sui generis, direi; una sorta di pamphlet, un urlo, uno squarcio, una denuncia dello Schifo. Si' signori, dello Schifo; totale, che non vede vie d'uscita. Della melma in cui la nostra nazione (?) si trova, dell'incertezza e del marcio in cui si sprofonda ogni volta che si esce di casa... anzi, non è necessario uscire di casa; è il marcio che ti viene a trovare, in casa... nel proprio focolare domestico si viene visitati, violentati e danneggiati senza che nessuno chieda permesso, come capita allo stesso protagonista. E se ci si reca al commissariato di zona... ci si ritrova seduti su una panchina traballante, in sala d'attesa... perchè le forze dell'ordine lavorano con quello che hanno... incluse le panche traballanti delle sale d'aspetto. Già. E chi ben comincia...
La trama è improbabile; un signore caratterialmente polemico, diremmo della "medio-piccola borghesia" (esiste ancora?), che tra le sue caratteristiche annovera quella di essere sensibile alla vista del grande amore giovanile, si ritrova per puro caso coinvolto in una faccenda che, dall'Italia, lo porta in Marocco, lontano dalla moglie radiologa (a caso... una donna che esamina con cura ciò che c'è di anomalo nei corpi malati...), armato di t-shirt dei Pink Floyd al posto del giubbotto anti-proiettile e tanta buona volontà, con l'intenzione di riportare in Italia una ragazza condannata dalla sharia, come la sorella già uccisa in Italia. Improbabile perchè solo un sognatore romantico, Shelley nei suoi viaggi, forse?, potrebbe avventurarsi in una simile spirale di incertezze. Non so se, obiettivamente, si troverebbe in tutta Italia (direi Europa e oltreoceano) un solo uomo disposto a ciò.
Ma se il protagonista può risultare troppo eroe, troppo romantico e a tratti troppo fortunato (ha intorno amici "veri" che gli salvano la vita, ha la possibilità di buttare via 5000 euro ed un cellulare per portare a termine la sua missione di guerriglia umanitaria), la realtà in cui vive, sia italiana che marocchina, è così reale da trasmettere un senso di inquietudine totale anche al lettore più ottimista e più smaliziato. 
L'incertezza infatti, totale e dolorosa, pervade ogni riga di ogni pagina di questo romanzo denuncia: la visione di una società caotica, fuori controllo, multietnica ma nella confusione più totale... senza possibilità di integrazione civile, perchè l'inciviltà dell'assetto sociale italiano va solo ad assommarsi a ciò che di incivile portano gli immigrati. Non può neppure ipotizzare la visione di civiltà diverse che si incontrano e mettono nello stesso piatto quanto di meglio c'è, come sarebbe opportuno ed auspicabile. Si può solo camminare su un'immensa palude che traballa appoggiando incautamente su corruzione, sporcizia, cibo cinese avariato che viene espulso con fatica, visi femminili sfigurati e burocrazia ottusa e corrotta... tutto insieme, in un gigantesco girone infernale dove noi, tutti noi, veniamo cotti a fuoco lento.
Le frasi dei dialoghi non hanno quasi mai il punto finale. Come si può dare un punto a tutto ciò? A questo marasma di "equilibrio sopra la follia"? Tanto, dice l'autore, "le parole anche se si stringono continuano ad avere freddo". Esatto. Un girone infernale che ti lascia (ag)ghiacciato. Incentrato su una vicenda che ha a che fare con la sharia, ma che analizza il resto della nostra buona società: pedofilia, corruzione e lentezza della burocrazia, miopia delle istituzioni... avvelenamenti da Eternit, attentati messi a tacere, piccoli stranieri assoldati dalla malavita locale... insomma, ce n'è per tutti. Ce n'è per fermarsi a riflettere.
E poi acquistare una dose gigante di conegrina e cominciare a pulire. Con l'effetto sbiancante ottenuto sulla pelle di Michael Jackson, la cui paradossale morte (specchio della paradossale vita)  fa da sfondo a tutta la vicenda.
La libertà si declina sempre al singolare, dice l'autore. Terribile, no?

Ivetta BONO

Altri libri pubblicati dall'autore: Let it be (Mondadori, 2004-Alacran, 2006) - Mondoserpente (Alacran, 2006-Giallo Mondadori, 2010) - Aiutami (Barbera, 2008).